
Il nostro cane ci parla ogni giorno.
Non usa le parole, naturalmente. Eppure ci comunica continuamente come si sente, cosa gli piace, cosa lo preoccupa e quando vorrebbe che una situazione cambiasse.
Lo fa con il corpo, con lo sguardo, con la posizione delle orecchie e della coda, con i movimenti e perfino con la distanza che decide di mettere tra sé e ciò che ha davanti.
Il problema è che noi umani non sempre siamo bravi ad ascoltarlo.
Una coda che si muove significa sempre felicità? Uno sbadiglio indica necessariamente sonno? E se il nostro cane si allontana mentre qualcuno cerca di accarezzarlo, è davvero solo perché non ha voglia di coccole?
Imparare a riconoscere il linguaggio del cane ci permette di conoscerlo meglio, rispettare i suoi spazi e comprendere quando qualcosa lo mette a disagio.
Non serve diventare esperti di comportamento animale. Possiamo iniziare da una cosa molto semplice:
osservarlo davvero.
Perché a volte il nostro cane ci sta dicendo moltissimo. Siamo noi che dobbiamo imparare a guardare.
Cosa ci sta dicendo il nostro cane? I cani parlano soprattutto con il corpo
Quando comunichiamo tra persone ci affidiamo moltissimo alle parole.
Con i cani dobbiamo cambiare prospettiva.
Il corpo diventa uno dei principali strumenti di comunicazione e proprio per questo non dovremmo concentrarci su un singolo gesto, ma cercare di osservare l’insieme del comportamento e il contesto nel quale si manifesta.
La coda, per esempio, può darci delle informazioni, ma da sola difficilmente racconta tutta la storia.
Dobbiamo guardare anche la postura, le orecchie, lo sguardo, i movimenti e la situazione che il cane sta vivendo in quel momento.
Impariamo a osservare l’insieme dei suoi segnali
Immaginiamo che il nostro cane sbadigli.
Potrebbe semplicemente essere stanco. Ma se lo fa durante una situazione per lui insolita o mentre qualcuno insiste nel cercare un contatto che sembra non gradire, quello sbadiglio va osservato insieme a tutto il resto del suo comportamento.
È questo il punto fondamentale quando cerchiamo di interpretare il linguaggio del corpo del cane:
un singolo gesto non dovrebbe essere interpretato automaticamente senza considerare cosa sta accadendo intorno a lui.
Più impariamo a osservare l’insieme dei suoi segnali, più diventa facile comprenderlo.
La coda che scodinzola significa sempre che è felice?
È probabilmente una delle convinzioni più diffuse.
Vediamo un cane che muove la coda e pensiamo immediatamente:
“È contento!”
Ma lo scodinzolio non dovrebbe essere interpretato automaticamente come un segnale di felicità.
Per capire meglio lo stato del cane occorre osservare l’intero corpo.
Un cane rilassato, per esempio, può avere movimenti morbidi e un atteggiamento complessivamente disteso. Se invece il corpo appare teso o rigido, lo stesso movimento della coda deve essere letto all’interno di quel contesto.
Per questo, soprattutto quando incontriamo un cane che non conosciamo, è meglio non pensare:
“Scodinzola, quindi posso accarezzarlo.”
Lasciamo che sia anche lui a comunicarci se desidera avvicinarsi.
Rispettare la sua distanza è già un modo per iniziare a comunicare con lui.
Orecchie, occhi e postura: impariamo a guardare tutto il cane

Le orecchie possono cambiare posizione in base a ciò che il cane sta vivendo, ma anche in questo caso non rappresentano un dizionario da interpretare isolatamente.
E poi ci sono gli occhi.
Uno sguardo rilassato è diverso da uno sguardo molto fisso accompagnato da un corpo rigido.
Allo stesso modo, un cane che gira la testa, abbassa lo sguardo o cerca di sottrarsi a un’interazione può starci chiedendo semplicemente un po’ di spazio.
Corpo rilassato o corpo teso: i segnali da osservare
Forse uno degli elementi più semplici da imparare a osservare è proprio questo:
il suo corpo appare morbido e rilassato oppure rigido e teso?
Pensiamo a una situazione quotidiana.
Arriva una persona a casa. Il nostro cane la guarda. Cosa fa dopo?
Si avvicina spontaneamente? Rimane a distanza? Indietreggia? Cerca di allontanarsi? Il suo corpo rimane rilassato oppure improvvisamente si irrigidisce?
Osservare queste piccole variazioni ci permette di evitare un errore piuttosto comune: decidere noi come dovrebbe sentirsi il cane invece di guardare come si sta realmente comportando.
Quando il cane ci chiede un po’ di spazio
Ci sono comportamenti che spesso ignoriamo perché sembrano insignificanti.
Il cane gira la testa.
Si sposta.
Si allontana.
Evita un contatto.
Prova a mettersi altrove.
Noi magari lo richiamiamo subito perché vogliamo continuare ad accarezzarlo.
Ma cosa succederebbe se, invece, per una volta ascoltassimo quella scelta?
Se il nostro cane cerca di sottrarsi a una situazione, concedergli spazio può essere la risposta più rispettosa.
Come capire se il cane vuole essere accarezzato?
Spesso pensiamo che, siccome un cane ama le coccole, desideri essere accarezzato sempre.
Non è necessariamente così.
Anche un cane molto affettuoso può avere momenti nei quali preferisce stare tranquillo. Può dormire, riposarsi o semplicemente scegliere di non interagire.
Proviamo allora a lasciargli anche la possibilità di scegliere.
Se si avvicina spontaneamente e cerca il contatto, possiamo rispondere alla sua richiesta. Se invece si allontana, gira la testa o cerca un altro posto dove stare, evitiamo di trattenerlo o di seguirlo per continuare a toccarlo.
Volergli bene significa anche rispettare un suo “non adesso”.
Sbadigli, sguardi e piccoli gesti che possono dirci molto
Ci sono piccoli comportamenti che possono passare facilmente inosservati.
Uno sbadiglio fuori da un evidente momento di riposo, il leccarsi rapidamente il muso, distogliere lo sguardo o girare la testa possono comparire anche in situazioni nelle quali il cane non è completamente a proprio agio.
Questo non significa che ogni sbadiglio nasconda necessariamente disagio o che ogni volta che il cane si lecca il muso sia preoccupato.
Torniamo sempre alla stessa regola:
guardiamo il contesto e l’insieme dei segnali.
I segnali di disagio nel cane
Se diversi comportamenti compaiono insieme mentre il cane cerca anche di aumentare la distanza o appare particolarmente teso, fermiamoci un momento.
Forse vale la pena chiederci se quella situazione gli stia piacendo davvero.
Imparare a riconoscere i segnali di disagio nel cane non significa interpretare ogni suo movimento come il sintomo di un problema.
Significa semplicemente diventare osservatori più attenti.
Più conosciamo il nostro cane, più possiamo accorgerci quando il suo comportamento cambia e provare a capire che cosa sta succedendo.
Il ringhio è un segnale da ascoltare
Il ringhio ci preoccupa.
È comprensibile: è un segnale evidente e spesso la nostra prima reazione è quella di cercare di fermarlo.
“NO!”
“Non si fa!”
Eppure il ringhio è prima di tutto una comunicazione.
Il cane ci sta segnalando che qualcosa non va e che quella situazione, per lui, richiede attenzione.
Perché il cane ringhia?
Invece di concentrarci esclusivamente sul ringhio, proviamo a domandarci cosa stesse succedendo in quel momento.
Qualcuno si era avvicinato mentre riposava?
Stavamo cercando di prendergli qualcosa?
Era in una situazione che evidentemente lo metteva in difficoltà?
Cercare semplicemente di reprimere quel segnale senza comprenderne la causa non ci aiuta necessariamente a capire cosa abbia provocato il disagio.
Ascoltare un avvertimento significa anche evitare che il disagio debba aumentare.
Se ringhi, reazioni aggressive o situazioni di forte paura diventano frequenti o ci preoccupano, è importante confrontarsi con il veterinario e, quando necessario, con un professionista qualificato del comportamento.
Anche la paura ha bisogno di essere ascoltata
Ci sono cani che affrontano il mondo con grande sicurezza e altri più timidi o sensibili.
E poi ci sono cani che hanno alle spalle storie che noi magari conosciamo solo in parte.
Questo vale particolarmente per tanti animali che arrivano da situazioni difficili o che stanno iniziando una nuova vita dopo un’adozione.
Un rumore, un oggetto, un movimento improvviso o una persona sconosciuta possono provocare reazioni che a noi sembrano eccessive, ma che per quel cane sono reali.
Riconoscere i segnali di paura nel cane
Quando notiamo che il cane cerca di allontanarsi, evita una situazione o mostra un evidente cambiamento nel comportamento, non obblighiamolo ad affrontare per forza ciò che lo spaventa.
Diamogli tempo.
Permettiamogli di osservare.
Lasciamogli la possibilità di prendere distanza.
Ogni cane ha i suoi tempi e il nostro compito non è costringerlo ad avere meno paura, ma cercare di comprenderlo e accompagnarlo in modo rispettoso.
La fiducia raramente nasce dalla fretta.
Un cane appena adottato ha bisogno del suo tempo
Questo è un tema particolarmente vicino al cuore de I Pelosetti di Silvana.
Quando adottiamo un cane aspettiamo quel momento magari da settimane o mesi.
Abbiamo preparato la cuccia, comprato le ciotole, scelto il guinzaglio e immaginiamo già le passeggiate insieme e le serate sul divano.
Per noi è un giorno bellissimo.
Per lui, però, è anche un cambiamento enorme.
Una casa nuova.
Odori sconosciuti.
Persone nuove.
Rumori che non conosce.
Una nuova routine.
E magari un passato che non possiamo cancellare semplicemente chiudendo la porta della sua nuova casa alle nostre spalle.
Costruire la fiducia giorno dopo giorno
Non tutti i cani appena adottati cercano immediatamente coccole e contatto.
Alcuni lo fanno.
Altri hanno bisogno di più tempo.
Lasciamoli esplorare, annusare, riposare e avvicinarsi gradualmente senza pretendere che il rapporto che abbiamo immaginato nasca nel giro di poche ore.
Impariamo soprattutto a osservare i loro segnali.
Forse oggi vuole rimanere a distanza.
Domani potrebbe avvicinarsi un po’ di più.
Un altro giorno potrebbe essere lui a cercare per primo la nostra mano.
Sono piccoli passi, ma possono significare moltissimo.
Quel cane deve imparare qualcosa di importantissimo:
che con noi può sentirsi al sicuro.
E questa fiducia si costruisce giorno dopo giorno.
Più lo osserviamo, più impariamo a conoscerlo
Ogni cane ha la sua personalità.
C’è quello che ci fa capire immediatamente cosa vuole e quello più discreto.
Quello espansivo e quello riservato.
Quello che ama stare sempre vicino e quello che ogni tanto preferisce dormire indisturbato nel suo angolino.
Vivere insieme significa imparare, un po’ alla volta, il linguaggio di quello specifico cane.
Osservarlo ogni giorno ci permette di capire meglio ciò che è normale per lui e di notare più facilmente eventuali cambiamenti nel suo comportamento.
Se normalmente corre verso la porta e improvvisamente non lo fa più, se cerca meno il contatto oppure se mostra comportamenti molto diversi dal solito, vale la pena prestare attenzione.
Il comportamento può essere influenzato anche dal benessere fisico. Quando un cambiamento improvviso o persistente ci preoccupa, quindi, il veterinario rimane il primo riferimento con cui confrontarci.
Prima di chiedergli di ascoltarci, proviamo ad ascoltare lui
Quando un cane entra nella nostra vita gli insegniamo tante cose.
Seduto.
Aspetta.
Vieni.
Andiamo.
Gli chiediamo quotidianamente di capire il significato delle nostre parole e di adattarsi al nostro mondo.
Forse possiamo fare anche noi un piccolo passo verso il suo.
Possiamo imparare a riconoscere quando è rilassato, quando qualcosa lo preoccupa, quando cerca un contatto e quando invece preferisce un po’ di distanza.
Possiamo smettere di interpretare automaticamente ogni comportamento secondo il nostro modo umano di vedere le cose e cominciare semplicemente a osservarlo.
Perché il nostro cane comunica con noi molto più spesso di quanto immaginiamo.
Lo fa attraverso una coda.
Uno sguardo.
Una postura.
Un passo indietro.
La scelta di avvicinarsi.
O quella di allontanarsi.
E forse uno dei regali più belli che possiamo fargli è proprio questo:
imparare ad ascoltarlo anche quando non dice una parola.

Perché costruire un rapporto con un cane non significa soltanto insegnargli a capire noi.
Significa imparare, ogni giorno un po’ di più, a capire lui.